martedì 20 settembre 2016

Luigi Natoli: come reagì la famiglia Chiaramonte al "divorzio" di Francesco Ventimiglia da madonna Costanza. Tratto da: Mastro Bertuchello (Latini e Calatani vol 1)


Verso la metà di settembre di quell’anno 1328, l’armata siciliana ritornò. Era partita forte di cinquanta galere, oltre le navi minori, sotto il comando del giovine re Pietro, e col fiore dei cavalieri siciliani (v’erano i due Chiaramonte, Pietro Lancia, Matteo Sclafano, Rosso Rossi). Navigando pel Tirreno, aveva espugnato il castello di Astura, per vendicar l’ombra di Corradino, tradito dai signori d’Astura: poi quello di Nettuno; avevan dato qualche guasto alle marine di Toscana; poi avvenuto un abboccamento tra re Pietro e l’imperatore Ludovico; e compiuta qualche altra prodezza contro l’armata genovese e i guelfi di Toscana, l’armata se ne tornò a Messina, dove re Federigo era andato ad aspettarla.

I Chiaramonte ignoravano quanto era avvenuto a Costanza; chè si era creduto occultarlo finchè quelli stessero alla guerra; ma dopo le festevoli accoglienze del re, Damiano e Matteo Palizzi tratti i due Giovanni Chiaramonte in disparte li informarono a modo loro del ripudio e delle pratiche del divorzio. Da prima essi ascoltarono con stupore, parendo loro incredibile la cosa, ma poi lo sdegno e la collera infiammarono i loro volti. Giovanni il giovane voleva subito noleggiare una galera, o mettersi a cavallo per recarsi a Palermo. Voleva vedere e parlare con Costanza; voleva sapere come e perché; minacciava di uccidere il conte Geraci e strappargli il cuore. Giovanni il vecchio non era men di lui desideroso di vendetta; ma sapeva usar prudenza.

- La fretta non produsse mai nulla di bene! – ammoniva; – noi partiremo con agio, perché tanto arrivare un giorno prima o un giorno dopo non mette né toglie. E soprattutto, silenzio!

Essi partirono il domani, a cavallo. Matteo Palizzi, invitato ad accompagnarli, si scusò che il servizio di corte non glielo consentiva. In realtà voleva godersela da lontano.
L’incontro fra Costanza e suo fratello fu commovente. Ella gli si gittò fra le sue braccia piangendo: ed egli non seppe dirle nessuna parola di conforto, ma pianse anche lui, ma d’ira; e proruppe in amare invettive e in minacce...
Luigi Natoli
Tratto da: Mastro Bertuchello (Latini e Catalani vol 1)
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